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Novità ed eventi

News

News (51)

Quello del 6 maggio sarà il terzo swap party organizzato da RE.TE. nella cornice dell’Orto del Boschetto di via Petrella. Uno swap party (dall’inglese swap = scambio) non è un semplice scambio di vestiti, ma un momento di consumo critico e di riflessione sulle nostre abitudini e su come ridurre il nostro impatto sull’ambiente. Chiunque può aiutarci a realizzare il mercatino sostenibile portando 5 capi puliti e in buone condizioni o accessori come borse, cappelli, cinture e sciarpe. È un’occasione per disfarsi di abiti che non si utilizzano più, scambiarli per ottenere altri indumenti e rifarsi così un guardaroba a costo zero. Il tutto limitando il nostro impatto sull’ambiente!

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COS'È IL BEEGREEN FESTIVAL
Queste evento fa parte di BeeGreen - Festival della sostenibilità, un ciclo di appuntamenti gratuiti e aperti alla cittadinanza incentrati sul tema della sostenibilità ambientale che coinvolge l'area metropolitana torinese nel mese di maggio 2018.
Ideato e organizzato dall'InQubatore Qulturale, associazione culturale e centro di valorizzazione del territorio, in collaborazione con QQ.WeDo (www.qqwedo.com), laboratorio di comunicazione creativa e produzione multimediale, il BeeGreen Festival intende riflettere sul tema della sostenibilità ambientale con i cittadini che vivono il territorio del capoluogo piemontese.

L'InQubatore Qulturale, attraverso questa manifestazione, intende creare una rete operativa con tutte le realtà che nel territorio piemontese condividono i principi della sostenibilità, aprendosi a nuove collaborazioni per le future edizioni. Maggiori informazioni su www.inqubatore.it

SCOPRI GLI EVENTI GRATUITI E IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL: https://goo.gl/Rn9zuB

 

 


Mentre i media “ofisialistas”, televisioni e radio affini al Frente Sandinista, continuavano la trasmissione di programmi di intrattenimento e telenovelas, cercando ossessivamente di dimostrate che l’ordine e la normalitá é stata ristabilita, migliaia di persone hanno manifestato nel centro di Managua, da metrocentro alla UPOLI, sventolando bandiere bianco-azzurre, rispondendo in maniera impressionante alla convocazione. La manifestazione era a sostegno degli studenti che stanno protestando da mercoledí scorso.

Nelle reti sociali si festeggia per la marcia. Il governo tace. La risposta civica, considerati anche i fatti cruenti di questi giorni, il panico generato dagli scontri e saccheggi, é stata davvero inaspettata ed emozionante. Si è trattato di un mare di gente. Gli slogan di protesta, oltre a chiedere giustizia per le vittime, hannoincitato Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo a mettersi da parte per porre fine alla tirannia e dittatura dalla quale si sentono oppressi. Alla manifestazione hanno partecipato rappresentanti dell’impresa privata, organizzazioni della società civile, il movimento anticanale, la chiesa cattolica, evangelica, categorie professionali, studenti e persone comuni. Anche se non viene esplicitamente risaltato e non sono presenti i principali lider politici di opposizione per evitare probabilmente di politicizzare (e quindi squalificare) la manifestazione, é abbastanza logico pensare che il corteo sia integrato anche dalla loro base sociale. I manifestanti hanno reclamato democrazia, rispetto dei diritti umani, libertá di espressione e pace.

Nonostante il COSEP si sia dichiarato disponibile a riprendere il dialogo con la partecipazione della conferenza episcopale come garante, i manifestanti sembrano non volere nessun dialogo che a questo punto verrebbe percepito come una sconfitta. Anche in altre cittá, come Matagalpa, Leon e Carazo, molte persone si sono riunite per manifestare in maniera civile. Il governo non ha dispiegato forze dell’ordine e non sta intervenendo per il momento. Si vedrà come evolverá la situazione e se il COSEP, a fronte della ottima risposta che ha avuto, manterrá la volontá di confrontarsi o deciderá piuttosto di alzare la posta in gioco.

Oggettivamente é una bella immagine del paese. Va peró anche detto che per le strade a parte il flusso delle persone che marciano, non c’é anima in giro. E’ difficile valutare quanto la risposta positiva alla manifestazione sia il risultato della repressione e degli errori politici nella lettura e gestione della protesta da parte del Frente Sandinista, oppure rappresenti l’espressione di un sentire che viene da molto piu indietro: probabilmente entrambe le cose. La polizia ha consegnato ai padre salesiani 10 persone che sono state catturate durante gli scontri a Masaya, ma sono almeno 50 le persone arrestate delle quali a distanza di 6 giorni ancora non si sa ancora nulla. Il governo inoltre continua a non dare dichiarazioni rispetto alle repressioni dei giorni precedenti da parte delle forze dell’ordine ed assumersi responsabilità alcuna rispetto alle vittime degli scontri. La risposta politica é stata insufficiente e inadeguata sin dall’inizio e la repressione ha causato decine di morti e centinania di feriti. Capire se e come le forze antigovernative (politiche e della societá civile), interessate a arrivare al potere riusciranno a capitalizzare questa situazione sará sicuramente importante, ma oggi lo é molto piú vedere sopratutto quella parte di popolazione che sente tradito l’ideale della rivoluzione, che é delusa, che si sente oppressa e che ringrazia gli studenti per avergli dato il coraggio di manifestarlo.

Oltre ai piú di 30 morti ci sono tanti ragazzi scomparsi e 103 giovani sono da giorni chiusi nel carcere Chipote. In Nicaragua è stata aperta una piattaforma on-line per raccogliere fondi da destinare agli studenti per comprare medicine e viveri e sostenere le loro cure mediche nei prossimi tempi. Qui di seguito il link della piattaforma:

https://www.gofundme.com/5fv0ow0

 

 


VENERDI 20

Il clima di tensione sociale è aumentato esponenzialmente, dopo che il governo in modo inaspettato ha riformato la l'INSS, ovvero l’Inps italiana, aumentando le aliquote dei contributi dei lavoratori e estendendo il prelievo ai pensionati. Ciò da 3 giorni sta causando nel paese numerose proteste di studenti di università pubbliche e private, con scontri e 3 morti per il momento. La situazione è andata fuori controllo giá da venerdí, con le strade sono piene di gente giá da vari giorni. Molti settori erano bloccati e non risultavano transitabili giá da giovedí. 
La situazione è politicamente significativa: la repressione della polizia e della Gioventù Sandinista stanno rendendo la disputa più aspra e alimentando lo scontro. E' la prima volta da quando il Frente Sandinista è al potere che gli universitari (sopratutto di università pubbliche, allineate al governo) scendono in piazza contro le sue decisioni. Questa protesta, aldilà della questione specifica, sembra veicolare un’insofferenza che esiste in una parte importante di popolazione, rispetto sopratutto allo stile autoritario e il centralismo decisionale del Frente. L’opposizione cavalca l’onda, ma non sarebbe mai riuscita a portare in strada studenti di università come l'UNA. Praticamente in tutto il paese ci sono sollevazioni e sembra che al governo sia scappata di mano la situazione. Molti canali di informazione giornalistica contraria ad Ortega sono stati chiusi in questi giorni e le comunicazioni sono limitate. Di contro, la luce e internet funzionano, acqua ce n’è in abbondanza. Le proteste sono circoscritte ad alcune zone vicine alle università. 

SABATO 21

Praticamente in tutto il paese ci sono scontri tra polizia e studenti e gruppi di protesta più pacifica, formati da persone di classe media con bandiere del Nicaragua. A Managua esiste una zona rossa di un perimetro di circa 3 km, situato in prossimità di Metrocentro, dove si trovano le università UNA e UNI. Dentro questa zona la polizia spara lacrimogeni e proiettili di gomma, mentre gli studenti lanciano pietre e molotov. Questi scontri continuano anche in prossimità della UNA, vicino all'aeroporto ed in altri quartieri. Ci sono altri morti ma le notizie sono confuse e a volte non attendibili. Il Frente Sandinista, come in altre occasioni, ha cercato di portare la propria gente nelle rotonde di maggior transito, ma la risposta questa volta è debole. Alla protesta si stanno unendo più persone e si percepisce nelle strade movimento e il clima surreale che si crea in queste occasioni. 
Le bande pro-Ortega hanno sparato addosso agli studenti bloccati nella Cattedrale, messa a disposizione dal vescovo Baez, che é stata attaccata violentemente dalle forze di polizia. Alla UNA (l'università di Agraria) ci sono stati scontri violentissimi, con i ragazzi bloccati dentro.L'università UNAN non si é ma unita alla protesta ed é "occupata" dagli studenti del collettivo UNEN (sandinisti e orteghisti) e sono protetti da polizia e bande.

La risposta politica a questa situazione appare inadeguata. Rosario Murillo, first lady e vicepresidente, ha tenuto una conferenza stampa parlando di gruppi limitati che promuovono la violenza, inneggiando a ristabilire la pace e pensare ai risultati raggiunti insieme. Di contro il COSEP - che rappresenta il settore privato - le camere di commercio e le opposizioni hanno già proclamato una marcia nazionale per lunedì, cavalcando l'onda della protesta. I manifestanti stanno "sradicando" gli alberi della vita (installazioni di metallo colorato, simbolo dell’estetica e stile di comunicazione della Murillo) e hanno dato fuoco alla radio ed ad altri simboli del governo. Ad oggi appare che la protesta non si esaurirà da sola e che sia scappata di mano al governo, sia per i morti che politicamente. Il costo che pagherà il governo per quello che sta succedendo é difficilmente prevedibile. L'unica soluzione sarebbe che Daniel Ortega, e non sua moglie, si pronunciasse e facesse un passo indietro per cercare il consenso. Nonostante la protesta stia diventando un “No al Frente” tout court, il problema di partenza rimane la pressione sull'INSS. Chi conosce la cultura locale sa che non c'é nulla di più intollerabile che "tocar la bolsa a los pobres" (mettere le mani nel portafoglio dei poveri) ed é per quello che l'autobus costa ancora 2,50 pesos come 15 anni fa. Un nicaraguense non potrà mai accettare che ad un anziano in pensione che guadagna 5000 cordobas al mese lo stato ne prelevi 250, sopratutto senza confronto e consenso pubblici. Tutto il paese è in sollevazione e l’errore politico è stato tale che sarà difficile risolverlo senza un cambio di rotta da parte del governo. È per certi versi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la gente sopporta il verticalismo, sopporta la mancanza di partecipazione, il non rispetto della costituzione, ed è disposta ad sopportare molte altre cose finché ottiene i benefici che ha obiettivamente avuto (educazione, salute, sicurezza, accesso a servizi di base, elettrificazione), ma non può accettare che sia il popolo a finanziare la rivoluzione. Se il governo farà l'errore di utilizzare l'esercito, anziché il dialogo, sarà un errore grave, e nella breccia entrerà come un virus l'opposizione neoliberista.

Qualche ora più tardi, Daniel Ortega ha fatto il suo discorso. Lo stile alla Castro e l’abbondante retorica non gli hanno permesso di essere convincente. Ha ricordato il periodo di violenza, morte e terrore per il quale è passato il paese durante la rivoluzione e quanto sia costata la stabilità attuale, la pace e sicurezza che il paese ha raggiunto anche rispetto ai paesi vicini. Ha anche fatto un passo indietro rispetto al tema dell’INSS, e chiamato al dialogo. Ha fatto anche molti errori di comunicazione: non ha fatto le condoglianze alle famiglie delle 10 vittime degli scontri e ha calcato la mano sulla manipolazione della destra e delle forze politiche dell'impero su questi giovani universitari, cosa in parte possibile, ma che da sola è difficile che potesse generare questa sollevazione, sopratutto se pensiamo alle università pubbliche, a Monimbó e a León, che sono bastioni del sandinismo. Insomma Daniel Ortega non ha parlato a tutta quella gente anche sandinista, ma con il mal di pancia rispetto ai metodo e stile di governo. E nemmeno ha condannato la repressione delle forze dell’ordine, alle quali aveva la possibilità di parlare direttamente e di fronte al paese, avendole presenti al proprio fianco. Ora la breccia è aperta e non è più l’INSS la questione del contendere: la chiamata a unirsi alle proteste è contro Ortega affinché consegni il potere. 
I gruppi di vandali si sono lanciati a saccheggiare negozi ed edifici con il placet della polizia, per distogliere l'attenzione rispetto alle universitá e creare panico. Altri membri della polizia sono stati arrestati e dipendenti pubblici licenziati. Gli studenti, barricati nelle università, continuano ad essere attaccati dalla polizia. In questo momento è difficile prevedere come evolverà la situazione. Sicuramente le devastazioni non fanno piacere alla parte più civile della protesta, e se questa ritirasse il suo appoggio i disordini potrebbero rientrare sotto controllo. Allo stesso modo tutto potrebbe degenerare ulteriormente; è un momento delicato e complicato. Comunque finisca non sarà lo stesso paese di prima.

DOMENICA 22

La situazione si mantiene molto tesa. In risposta alla conferenza di Daniel Ortega, il COSEP, che rappresenta il settore privato, ha emesso un comunicato con il quale ha posto delle condizioni al governo per sedersi a negoziare, rompendo sostanzialmente l'accordo che fino ad oggi esisteva tra il settore pubblico e privato. Le condizioni sono: sgomberare le forze di polizia, liberare le persone detenute, includere altri settori nelle negoziazioni. Probabilmente, insieme alle forze politiche antigovernative, il COSEP tira la corda perché intravede la possibilità che la pressione porti il governo a cedere il potere. La posizione del COSEP sorprende, perché cercare di alzare i toni non conviene all'impresa privata. Il paese è fermo da praticamente 4 giorni, molti negozi e imprese sono state danneggiate e l'instabilità generale non fa bene alle relazioni economiche. Allo stesso modo è molto improbabile che il governo dica: “Ci dimettiamo, avete vinto”, dato che praticamente non esiste l'opposizione. Non c'è neanche la possibilità di un colpo di stato, perché polizia ed esercito stanno e staranno con il governo. Tutto ciò potrebbe quindi solo portare ad una situazione simile a quella del Venezuela. Gli atti vandalici verso edifici pubblici e sedi locali del Frente sono aumentati, così come i saccheggi dei negozi. La polizia continua a scontrarsi sia con gli studenti che con gruppi vandalici, provocando morti e feriti. I gruppi di protesta pacifica sono diminuiti, ma la guerriglia urbana si é inasprita. 

Per lunedì mattina è convocata una manifestazione di massa di protesta a Managua. L'esercito ha pubblicato un comunicato in appoggio alla posizione del governo per la ricerca di un dialogo ed ha riaffermato la sua funzione di proteggere i settori strategici per garantire il funzionamento del paese. Questo a confermare che è pronto ad intervenire. I morti in tutto il paese sono ormai circa 25. Nei supermercati gli scaffali si stanno svuotando rapidamente e la fila alle casse è interminabile. In vari punti della città i supermercati ed i negozi di elettrodomestici, scarpe e merce di tutti i tipi sono stato saccheggiati. Il governo accusa la destra di pagare gruppi criminali, mentre l’opposizione punta il dito verso la Gioventù Sandinista. Si respira la tensione che può diventare panico rapidamente, e per il momento non si capisce come si possa uscire da una situazione come questa.

Qualche ora più tardi, Daniel Ortega ha parlato a reti unificate. A fronte della non volontà di dialogare da parte del COSEP, si è circondato di rappresentanti della zona franca, sottolineando come iquesti siano interessati a trovare una soluzione che possa ristabilire la pace sociale e l’ordine. Ha letto una risoluzione che deroga e cancella la precedente risoluzione dell'INSS, detonatore della protesta. È possibile che parte degli studenti lo viva come una vittoria, attenuando la protesta. Sono sotto stress da giorni con morti e feriti, quindi non è cosi automatico, e rispetto alle loro istanze iniziali avrebbero ottenuto il risultato. Ortega ha poi fatto una distinzione netta tra i manifestanti e i vandali, cosa importante se vuole che la parte più civile della popolazione senta che non sta criminalizzando la protesta. Dopodiché ha assicurato che perseguiranno i delinquenti che saccheggiano, e infine ha invitato il cardinale Bremes a sedersi con il governo e iniziare a dialogare per cercare una soluzione, rispondendo più o meno direttamente a Papa Francesco, che aveva fatto menzione della situazione del Nicaragua nell’angelus della mattina.

Alcune informazioni fanno pensare che i gruppi di Monimbó e León siano guidati, più che dalle destre, da ex sandinisti, messi da parte o allontanatisi dal partito in questi anni. I metodi d’azione fanno pensare a persone che sono state nella guerra, ed inoltre non è verosimile che l’opposizione possa essersi organizzata a tal punto. È possibile che si siano integrati a questi gruppi anche membri della resistenza (ex-contra) che rimanevano nascosti e isolati nella regione autonoma atlantica del paese. Certezze non ce ne sono ma se sono ex gruppi armati non si ritireranno facilmente, anche perché sanno che una volta identificati verrebbero perseguiti. D’altro canto sembra che gli scontri, sia con gli studenti sia nelle strade, si siano momentaneamente placati o comunque abbiano diminuito intensità. Le strade sono vuote e c'è una calma surreale. Solo qualche gruppetto pro-governativo che manifesta per rafforzare il discorso dato da Ortega, e un gruppo pacifico che chiede la destituzione del governo.  Non c’è più polizia in giro, né barricate, ruote incendiate o altri segnali di possibile guerriglia. Apparentemente anche a Masaya ed altre città la situazione é similare. Pare che sia iniziata una riunione a porte chiuse tra governo, COSEP e vertici ecclesiastici. Anche nelle reti sociali si sono abbassati i toni e sono timidamente ritornati i meme che ironizzano sulla situazione. Ciò significa che il discorso di Ortega sicuramente è arrivato alle frange meno radicali, mentre il panico e disordine di questi giorni devono aver spaventato una parte di popolazione e ricordato un’epoca nella quale queste scene le hanno vissute per lunghi periodi. Certo, anche se è presto per dirlo, qualcuno dovrà rispondere dei morti (studenti, polizia, giornalisti) e sicuramente il governo dovrà cambiare, aprire spazi di dialogo e dare un segnale forte di aver capito dove radica il malessere che i nicaraguesi hanno manifestato, se non vorrà ricadere in queste dinamiche.

Nel frattempo purtroppo la repressione continua. Dopo alcune ore di calma, gli scontri con la celere antisommossa hanno causato un morto e tre feriti tra gli studenti dell'UPOLI. Silvio Baez, vescovo ausiliare di Managua, ha dichiarato che non ci può essere conciliazione in questo clima. La conferenza episcopale aveva esortato gli studenti a continuare nella loro protesta definendoli la riserva morale del paese. Ortega non solo non ha riconosciuto pubblicamente la crisi di governabilità (e quindi l'insofferenza di buona parte del paese) ma non si è preso nemmeno nessuna responsabilità per i metodi repressivi usati che hanno fatto arrivare a 28 il conto dei morti. Queste nuove repressioni e gli ulteriori morti probabilmente aggraveranno nuovamente la situazione.

Lunedì sarà il giorno delle marce del COSEP, del movimento anti-canale ed altre forze antigovernative.

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Venerdì, 12 Gennaio 2018 10:14

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Nell'ambito di un programma latinoamericano di rafforzamento della giustizia riparativa rispetto ai minori, una delegazione di magistrati provenienti da Messico, Costa Rica e Colombia ha trascorso una settimana di formazione organizzata da RETE a Torino e Palermo, per apprendere dalle buone pratiche italiane in tema di messa alla prova dei minori, percorsi alternativi al carcere e lavoro di rete tra istituzioni e società civile.

Durante la penultima settimana di novembre, li abbiamo accompagnati in numerosi incontri di interscambio e formazione, in particolare presso il Centro di Giustizia Minorile di Torino e Palermo, visitando anche le carceri - il Ferrante Aporti di Torino e il Malaspina di Palermo, il Centro di Prima Accoglienza e il Centro Multifunzionale per i minori di Palermo. Abbiamo inoltre incontrato i Centri di Mediazione Penale e si servizi sociali di entrambi i Comuni, partecipando anche ad un'attività di mediazione riparativa nel quartiere Danisinni di Palermo.

Abbiamo approfondito lo stato della giustizia minorile con l'associazione Antigone, insieme a diversi ricercatori e docenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Torino, e conosciuto le iniziative di Libera in Piemonte e in Sicilia. Abbiamo infatti visitato la Cascina Caccia, sequestrata alla 'Ndrangheta e affidata a Libera e Acmos, dove vengono svolte svariate attività di recupero sociale e formazione per ragazzi in attesa di giudizio o in stato di messa alla prova, oltre che svolte attività di informazione e educazione alla legalità. Infine, i magistrati hanno potuto conoscere l'attività di Addio Pizzo a Palermo.

Questa intensa settimana ha permesso a tutti i coinvolti di ragionare, confrontarsi ed approfondire le tematiche legate al lavoro di prevenzione della violenza, rispetto dei diritti dei minori, promozione di percorsi alternativi al carcere e recupero sociale per i giovani in conflitto con la legge, argomenti su cui lavoriamo quotidianamente in Centroamerica, dove il coinvolgimento di bambini, adolescenti e giovani nelle maglie della criminalità organizzata è purtroppo sempre in crescita, e causa traumi, violenze, omicidi e l'emigrazione clandestina di minori non accompagnati.

Venerdì, 01 Dicembre 2017 10:23

DEMOCRAZIA A RISCHIO IN HONDURAS

 


Domenica scorsa si sono svolte le elezioni presidenziali e politiche in Honduras. La consultazione è atipica: per la prima volta hanno partecipato dieci partiti politici, e la Carta costituzionale è molto chiara nel proibire due mandati presidenziali consecutivi, mentre Hernandez si è ricandidato grazie ad una sentenza interpretativa dell'aprile 2015, suscitando le proteste dell'opposizione.

Ad urne chiuse, nella notte tra domenica 26 e lunedì 27, con il 59% dei voti scrutinati, nel suo primo bollettino ufficiale il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) aveva annunciato il chiaro vantaggio del candidato Salvador Nasralla, della “Alianza de Oposición contra la Dictadura” sul candidato conservatore del Partido Nacional Juan Orlando Hernandez, partito di governo e coinvolto con il golpe del 2009. Il vantaggio era del 5%, corrispondente a circa 100.000 voti di differenza. Col passare delle ore il vantaggio si è approfondito, ma il TSE non ha voluto emettere altri bollettini parziali. Il lento conteggio pare poi aver favorito il presidente Juan Orlando Hernandez, del Partito Nazionale (PN, destra), con 42,68% contro il 41,60% di Nasralla, col 90,40% dei verbali scrutati.
Grande attesa dunque – carica di tensione – per il risultato definitivo, tutt'altro che scontato anche se poco dopo la chiusura delle urne entrambi i candidati si erano proclamati vincitori. Il vantaggio di Hernandez ha creato sospetti tra i leader oppositori e i simpatizzanti dell’Alleanza dell’Opposizione contro la Dittatura, partito di Salvador Nasralla hanno protestato in circa venti città del paese per quello che considerano un furto delle elezioni da parte di Orlando Hernandez. Nelle reti sociali sono apparsi diversi casi di schede elettorali a favore del candidato dell’opposizione ritrovate nella spazzatura.
La polizia antisommossa ha represso giovedì i simpatizzanti dell’Alleanza che sono usciti sulle strade in protesta, in particolare nei paraggi del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), dove si controllano i verbali elettorali.
Lo Stato Maggiore della Marina honduregna ha allertato le truppe, mentre si moltiplicano le voci di un possibile “stato d’assedio” da decretare nelle prossime ore.

Venerdì, 27 Ottobre 2017 08:19

Il libro Tra il bene e il male

Tra il bene e il male - La Bosnia, il dopoguerra, la battaglia contro tumori e inquinamento a Zenica

Di RE.TE. Ong

A cura di Alessia Canzian
Prefazione Lidia Menapace
Introduzione Maria Cinzia Messineo
Postfazione Azna Nuhefendić

ISBN: 9788868612030 
Collana: Collana Orienti 
Caratteristiche: Formato cm 14,5x21,5, brossura filo refe, copertina plastificata a colori con alette
Anno di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 112

Il libro racconta  un progetto iniziato nel 1998 che ha visto quasi 20 anni di lavoro, in collaborazione con l’Assessorato alla Sanità e alla  Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte, per la realizzazione di un reparto di Radioterapia e di un reparto di Oncologia, oltre all’avvio di un progetto per Reparto di Anatomia Patologica presso l'Ospedale Cantonale di Zenica e attività di screening nel Cantone di Zenica-Doboj.

Un percorso fatto di segnali, di bisogni, di domande e di risposte lega la comunità piemontese a quella del Cantone bosniaco-erzegovese di Zenica-Doboj. Molti sono i pro­tagonisti di questa storia, cominciata subito dopo la fine della guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1995) e ancora non del tutto conclusa. È la storia di donne e di uomini che hanno investito una parte della loro vita per realizzare un desiderio di sviluppo equo. Tutto è cominciato in un paesino, Breza, con l’attivazione di un programma di screening contro i tumori femminili e un sostegno vero all’associazionismo. Da qui si è arrivati a creare, a Zenica, grazie all’impegno della Regione Piemonte e dell’ospedale Molinette di Torino, prima il reparto di Oncologia del locale ospedale cantonale, poi di quello di Radioterapia, doppia chance insperata di avere una possibilità di cura contro i tumori per i cittadini di una delle città più inquinate e a rischio sociale dell’intero Paese. Anni di cooperazione decentrata narrati in un racconto che dimostra come nascono, prendono avvio, si evolvono e giungono a felice compimento i buoni progetti di cooperazione internazionale.

“Provate a immaginare cosa voglia dire veder arrivare amici come quelli di cui si parla in questo libro, amici che ti aiutano a guarire, che t’istruiscono su come proteggerti. Se anche con questo progetto avessimo salvato una sola vita, il suo scopo sarebbe stato già soddisfacente. Invece parliamo di centinaia e centinaia di donne curate e salvate, oltre a quelle che, grazie a un sistema integrato di osservazione, cura e trattamento, saranno salvate in futuro”. (Azra Nuhefendić)

“Quello molto ricco ed efficace di cooperazione interregionale tra Torino e Zenica è un chiaro esempio di che cosa significhi Europa dei popoli o Europa federale”. (Lidia Menapace)

“Ci piace pensare a questo libro come a un lavoro corale in cui ognuno ha svolto egregiamente la propria parte, intessendo relazioni professionali e umane molto profonde; il tutto nell’ottica di una cooperazione fatta di scambi, di riflessioni comuni, di condivisione di risultati scientifici, ma anche di condivisione di esperienze umane che costituiscono un importante patrimonio per tutti gli attori che in quest’ultimo decennio hanno inteso partecipare a questa sfida in modo appassionato”. (Maria Cinzia Messineo)14

 

Il libro costa € 13. Per chi passa a ritirarlo presso RE.TE., Via Norberto Rosa 13/A - Torino, il costo è di € 12. 

Chi desiderasse prenotare una spedizione, può contattarci presso reteong@reteong.org  o telefonare allo 011-7707388

 

 

Giovedì, 05 Ottobre 2017 12:30

Festa degli orti urbani

 

Mercoledì, 04 Ottobre 2017 10:46

Swap party al boschetto

 

Pagina 3 di 4

RE.TE. ong via Norberto Rosa 13/a 10154 Torino Tel: +39 011 7707388 Fax: +39 1782725520 reteong@reteong.org