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Novità ed eventi

Lunedì, 23 Aprile 2018 10:04

La nostra cronaca delle proteste in Nicaragua

 


VENERDI 20

Il clima di tensione sociale è aumentato esponenzialmente, dopo che il governo in modo inaspettato ha riformato la l'INSS, ovvero l’Inps italiana, aumentando le aliquote dei contributi dei lavoratori e estendendo il prelievo ai pensionati. Ciò da 3 giorni sta causando nel paese numerose proteste di studenti di università pubbliche e private, con scontri e 3 morti per il momento. La situazione è andata fuori controllo giá da venerdí, con le strade sono piene di gente giá da vari giorni. Molti settori erano bloccati e non risultavano transitabili giá da giovedí. 
La situazione è politicamente significativa: la repressione della polizia e della Gioventù Sandinista stanno rendendo la disputa più aspra e alimentando lo scontro. E' la prima volta da quando il Frente Sandinista è al potere che gli universitari (sopratutto di università pubbliche, allineate al governo) scendono in piazza contro le sue decisioni. Questa protesta, aldilà della questione specifica, sembra veicolare un’insofferenza che esiste in una parte importante di popolazione, rispetto sopratutto allo stile autoritario e il centralismo decisionale del Frente. L’opposizione cavalca l’onda, ma non sarebbe mai riuscita a portare in strada studenti di università come l'UNA. Praticamente in tutto il paese ci sono sollevazioni e sembra che al governo sia scappata di mano la situazione. Molti canali di informazione giornalistica contraria ad Ortega sono stati chiusi in questi giorni e le comunicazioni sono limitate. Di contro, la luce e internet funzionano, acqua ce n’è in abbondanza. Le proteste sono circoscritte ad alcune zone vicine alle università. 

SABATO 21

Praticamente in tutto il paese ci sono scontri tra polizia e studenti e gruppi di protesta più pacifica, formati da persone di classe media con bandiere del Nicaragua. A Managua esiste una zona rossa di un perimetro di circa 3 km, situato in prossimità di Metrocentro, dove si trovano le università UNA e UNI. Dentro questa zona la polizia spara lacrimogeni e proiettili di gomma, mentre gli studenti lanciano pietre e molotov. Questi scontri continuano anche in prossimità della UNA, vicino all'aeroporto ed in altri quartieri. Ci sono altri morti ma le notizie sono confuse e a volte non attendibili. Il Frente Sandinista, come in altre occasioni, ha cercato di portare la propria gente nelle rotonde di maggior transito, ma la risposta questa volta è debole. Alla protesta si stanno unendo più persone e si percepisce nelle strade movimento e il clima surreale che si crea in queste occasioni. 
Le bande pro-Ortega hanno sparato addosso agli studenti bloccati nella Cattedrale, messa a disposizione dal vescovo Baez, che é stata attaccata violentemente dalle forze di polizia. Alla UNA (l'università di Agraria) ci sono stati scontri violentissimi, con i ragazzi bloccati dentro.L'università UNAN non si é ma unita alla protesta ed é "occupata" dagli studenti del collettivo UNEN (sandinisti e orteghisti) e sono protetti da polizia e bande.

La risposta politica a questa situazione appare inadeguata. Rosario Murillo, first lady e vicepresidente, ha tenuto una conferenza stampa parlando di gruppi limitati che promuovono la violenza, inneggiando a ristabilire la pace e pensare ai risultati raggiunti insieme. Di contro il COSEP - che rappresenta il settore privato - le camere di commercio e le opposizioni hanno già proclamato una marcia nazionale per lunedì, cavalcando l'onda della protesta. I manifestanti stanno "sradicando" gli alberi della vita (installazioni di metallo colorato, simbolo dell’estetica e stile di comunicazione della Murillo) e hanno dato fuoco alla radio ed ad altri simboli del governo. Ad oggi appare che la protesta non si esaurirà da sola e che sia scappata di mano al governo, sia per i morti che politicamente. Il costo che pagherà il governo per quello che sta succedendo é difficilmente prevedibile. L'unica soluzione sarebbe che Daniel Ortega, e non sua moglie, si pronunciasse e facesse un passo indietro per cercare il consenso. Nonostante la protesta stia diventando un “No al Frente” tout court, il problema di partenza rimane la pressione sull'INSS. Chi conosce la cultura locale sa che non c'é nulla di più intollerabile che "tocar la bolsa a los pobres" (mettere le mani nel portafoglio dei poveri) ed é per quello che l'autobus costa ancora 2,50 pesos come 15 anni fa. Un nicaraguense non potrà mai accettare che ad un anziano in pensione che guadagna 5000 cordobas al mese lo stato ne prelevi 250, sopratutto senza confronto e consenso pubblici. Tutto il paese è in sollevazione e l’errore politico è stato tale che sarà difficile risolverlo senza un cambio di rotta da parte del governo. È per certi versi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la gente sopporta il verticalismo, sopporta la mancanza di partecipazione, il non rispetto della costituzione, ed è disposta ad sopportare molte altre cose finché ottiene i benefici che ha obiettivamente avuto (educazione, salute, sicurezza, accesso a servizi di base, elettrificazione), ma non può accettare che sia il popolo a finanziare la rivoluzione. Se il governo farà l'errore di utilizzare l'esercito, anziché il dialogo, sarà un errore grave, e nella breccia entrerà come un virus l'opposizione neoliberista.

Qualche ora più tardi, Daniel Ortega ha fatto il suo discorso. Lo stile alla Castro e l’abbondante retorica non gli hanno permesso di essere convincente. Ha ricordato il periodo di violenza, morte e terrore per il quale è passato il paese durante la rivoluzione e quanto sia costata la stabilità attuale, la pace e sicurezza che il paese ha raggiunto anche rispetto ai paesi vicini. Ha anche fatto un passo indietro rispetto al tema dell’INSS, e chiamato al dialogo. Ha fatto anche molti errori di comunicazione: non ha fatto le condoglianze alle famiglie delle 10 vittime degli scontri e ha calcato la mano sulla manipolazione della destra e delle forze politiche dell'impero su questi giovani universitari, cosa in parte possibile, ma che da sola è difficile che potesse generare questa sollevazione, sopratutto se pensiamo alle università pubbliche, a Monimbó e a León, che sono bastioni del sandinismo. Insomma Daniel Ortega non ha parlato a tutta quella gente anche sandinista, ma con il mal di pancia rispetto ai metodo e stile di governo. E nemmeno ha condannato la repressione delle forze dell’ordine, alle quali aveva la possibilità di parlare direttamente e di fronte al paese, avendole presenti al proprio fianco. Ora la breccia è aperta e non è più l’INSS la questione del contendere: la chiamata a unirsi alle proteste è contro Ortega affinché consegni il potere. 
I gruppi di vandali si sono lanciati a saccheggiare negozi ed edifici con il placet della polizia, per distogliere l'attenzione rispetto alle universitá e creare panico. Altri membri della polizia sono stati arrestati e dipendenti pubblici licenziati. Gli studenti, barricati nelle università, continuano ad essere attaccati dalla polizia. In questo momento è difficile prevedere come evolverà la situazione. Sicuramente le devastazioni non fanno piacere alla parte più civile della protesta, e se questa ritirasse il suo appoggio i disordini potrebbero rientrare sotto controllo. Allo stesso modo tutto potrebbe degenerare ulteriormente; è un momento delicato e complicato. Comunque finisca non sarà lo stesso paese di prima.

DOMENICA 22

La situazione si mantiene molto tesa. In risposta alla conferenza di Daniel Ortega, il COSEP, che rappresenta il settore privato, ha emesso un comunicato con il quale ha posto delle condizioni al governo per sedersi a negoziare, rompendo sostanzialmente l'accordo che fino ad oggi esisteva tra il settore pubblico e privato. Le condizioni sono: sgomberare le forze di polizia, liberare le persone detenute, includere altri settori nelle negoziazioni. Probabilmente, insieme alle forze politiche antigovernative, il COSEP tira la corda perché intravede la possibilità che la pressione porti il governo a cedere il potere. La posizione del COSEP sorprende, perché cercare di alzare i toni non conviene all'impresa privata. Il paese è fermo da praticamente 4 giorni, molti negozi e imprese sono state danneggiate e l'instabilità generale non fa bene alle relazioni economiche. Allo stesso modo è molto improbabile che il governo dica: “Ci dimettiamo, avete vinto”, dato che praticamente non esiste l'opposizione. Non c'è neanche la possibilità di un colpo di stato, perché polizia ed esercito stanno e staranno con il governo. Tutto ciò potrebbe quindi solo portare ad una situazione simile a quella del Venezuela. Gli atti vandalici verso edifici pubblici e sedi locali del Frente sono aumentati, così come i saccheggi dei negozi. La polizia continua a scontrarsi sia con gli studenti che con gruppi vandalici, provocando morti e feriti. I gruppi di protesta pacifica sono diminuiti, ma la guerriglia urbana si é inasprita. 

Per lunedì mattina è convocata una manifestazione di massa di protesta a Managua. L'esercito ha pubblicato un comunicato in appoggio alla posizione del governo per la ricerca di un dialogo ed ha riaffermato la sua funzione di proteggere i settori strategici per garantire il funzionamento del paese. Questo a confermare che è pronto ad intervenire. I morti in tutto il paese sono ormai circa 25. Nei supermercati gli scaffali si stanno svuotando rapidamente e la fila alle casse è interminabile. In vari punti della città i supermercati ed i negozi di elettrodomestici, scarpe e merce di tutti i tipi sono stato saccheggiati. Il governo accusa la destra di pagare gruppi criminali, mentre l’opposizione punta il dito verso la Gioventù Sandinista. Si respira la tensione che può diventare panico rapidamente, e per il momento non si capisce come si possa uscire da una situazione come questa.

Qualche ora più tardi, Daniel Ortega ha parlato a reti unificate. A fronte della non volontà di dialogare da parte del COSEP, si è circondato di rappresentanti della zona franca, sottolineando come iquesti siano interessati a trovare una soluzione che possa ristabilire la pace sociale e l’ordine. Ha letto una risoluzione che deroga e cancella la precedente risoluzione dell'INSS, detonatore della protesta. È possibile che parte degli studenti lo viva come una vittoria, attenuando la protesta. Sono sotto stress da giorni con morti e feriti, quindi non è cosi automatico, e rispetto alle loro istanze iniziali avrebbero ottenuto il risultato. Ortega ha poi fatto una distinzione netta tra i manifestanti e i vandali, cosa importante se vuole che la parte più civile della popolazione senta che non sta criminalizzando la protesta. Dopodiché ha assicurato che perseguiranno i delinquenti che saccheggiano, e infine ha invitato il cardinale Bremes a sedersi con il governo e iniziare a dialogare per cercare una soluzione, rispondendo più o meno direttamente a Papa Francesco, che aveva fatto menzione della situazione del Nicaragua nell’angelus della mattina.

Alcune informazioni fanno pensare che i gruppi di Monimbó e León siano guidati, più che dalle destre, da ex sandinisti, messi da parte o allontanatisi dal partito in questi anni. I metodi d’azione fanno pensare a persone che sono state nella guerra, ed inoltre non è verosimile che l’opposizione possa essersi organizzata a tal punto. È possibile che si siano integrati a questi gruppi anche membri della resistenza (ex-contra) che rimanevano nascosti e isolati nella regione autonoma atlantica del paese. Certezze non ce ne sono ma se sono ex gruppi armati non si ritireranno facilmente, anche perché sanno che una volta identificati verrebbero perseguiti. D’altro canto sembra che gli scontri, sia con gli studenti sia nelle strade, si siano momentaneamente placati o comunque abbiano diminuito intensità. Le strade sono vuote e c'è una calma surreale. Solo qualche gruppetto pro-governativo che manifesta per rafforzare il discorso dato da Ortega, e un gruppo pacifico che chiede la destituzione del governo.  Non c’è più polizia in giro, né barricate, ruote incendiate o altri segnali di possibile guerriglia. Apparentemente anche a Masaya ed altre città la situazione é similare. Pare che sia iniziata una riunione a porte chiuse tra governo, COSEP e vertici ecclesiastici. Anche nelle reti sociali si sono abbassati i toni e sono timidamente ritornati i meme che ironizzano sulla situazione. Ciò significa che il discorso di Ortega sicuramente è arrivato alle frange meno radicali, mentre il panico e disordine di questi giorni devono aver spaventato una parte di popolazione e ricordato un’epoca nella quale queste scene le hanno vissute per lunghi periodi. Certo, anche se è presto per dirlo, qualcuno dovrà rispondere dei morti (studenti, polizia, giornalisti) e sicuramente il governo dovrà cambiare, aprire spazi di dialogo e dare un segnale forte di aver capito dove radica il malessere che i nicaraguesi hanno manifestato, se non vorrà ricadere in queste dinamiche.

Nel frattempo purtroppo la repressione continua. Dopo alcune ore di calma, gli scontri con la celere antisommossa hanno causato un morto e tre feriti tra gli studenti dell'UPOLI. Silvio Baez, vescovo ausiliare di Managua, ha dichiarato che non ci può essere conciliazione in questo clima. La conferenza episcopale aveva esortato gli studenti a continuare nella loro protesta definendoli la riserva morale del paese. Ortega non solo non ha riconosciuto pubblicamente la crisi di governabilità (e quindi l'insofferenza di buona parte del paese) ma non si è preso nemmeno nessuna responsabilità per i metodi repressivi usati che hanno fatto arrivare a 28 il conto dei morti. Queste nuove repressioni e gli ulteriori morti probabilmente aggraveranno nuovamente la situazione.

Lunedì sarà il giorno delle marce del COSEP, del movimento anti-canale ed altre forze antigovernative.

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